Pride di Lodi: la parata che vale più di ogni commento

C'è un bambino che tiene per mano suo padre e con l'altra mano regge un palloncino a forma di cuore. Il pallone sbatte contro le gambe della gente, rimbalza, torna indietro. Nessunə si scansa con fastidio. Qualcunə lo rilancia sorridendo. 

La gentilezza 

Mi fermo a guardare quella scena e penso che se dovessi spiegare il Pride a qualcunə che non l'ha mai visto da vicino, partirei da qui, da un pallone a forma di cuore che rimbalza tra le gambe di sconosciutə che lo trattano con gentilezza invece che con insofferenza.

L'insofferenza

Nei giorni precedenti al Pride, sui social, circolavano parole, sempre le stesse, ricorrenti come una filastrocca noiosissima: "hanno già tutti i diritti, è una pagliacciata, ci sono problemi più importanti, il Comune dovrebbe restare neutrale..." 

Le ho lette tutte, una dietro l'altra, e mi sono chiesta una cosa che forse è più interessante della loro smentita: 

perché la visibilità, in sé, dà così tanto fastidio? Non l'omosessualità, non l'identità di genere, proprio l'occupazione dello spazio pubblico da parte di corpi che di solito si tengono a distanza di sicurezza dagli sguardi.

Il cambio di prospettiva 

Ecco un piccolo esperimento mentale, tanto per cambiare prospettiva.

Immagina una città in cui per un giorno intero fosse vietato mostrare affetto in pubblico a chiunque non fosse eterosessuale. Niente mani intrecciate, niente baci, niente battute scambiate a voce alta davanti a un bar. Quantə commentatorə indignatə si accorgerebbero di quel vuoto?

Probabilmente nessunə, perché è un vuoto che riguarda altre persone, non loro. Ed è proprio questo il punto che la parola "pagliacciata" prova a nascondere sotto una risata: il fatto che per alcunə tenersi per mano è un gesto automatico, per altri invece è un calcolo quotidiano, un rischio da valutare ogni volta.

Il benaltrismo

Sui problemi più urgenti, invece, mi tolgo un dubbio che mi porto dietro da anni. Chi ha stabilito la classifica? Chi ha deciso che la povertà viene prima dei diritti civili, la sanità prima della libertà di espressione, come se una società potesse occuparsi di una sola cosa alla volta, come un ufficio con un solo sportello aperto? 

Una città che organizza un Pride non smette certo di occuparsi di lavoro, di case popolari, di liste d'attesa in ospedale. Organizzare un Pride non impedisce a una città di occuparsi di case popolari, sanità o lavoro. Le amministrazioni gestiscono molte questioni contemporaneamente.

E sulla neutralità delle istituzioni, la domanda che mi faccio è ancora più semplice. 

Un Comune che dice che nessunə dovrebbe avere paura di essere sé stessə, sta prendendo una posizione politica o sta solo facendo il suo lavoro? Io non trovo scandaloso che un'amministrazione difenda un principio che, sulla carta, riguarda già tuttə quantə.

La città ideale 

Poi il corteo finisce, i palloncini a forma di cuore si sgonfiano lentamente, e restano solo i commenti, di nuovo, uguali all'anno prima. Ma quel bambino e quella bambina continueranno a crescere in una città che, almeno per un pomeriggio, gli ha mostrato che si può camminare per strada senza doversi scusare o avere paura per come si è.

 Le voci dal Pride di Lodi

"La forza della libertà è come un fiore di campo, cresce nonostante le difficoltà"
"Chi ha studiato la storia dei movimenti,  sa perfettamente cosa significa la visibilità e l'ostentazione. Solo quando non ce ne sarà più bisogno,  e tuttə lo speriamo,  forse l'ostentazione non ci sarà più" 

"Ci picchiano perché non siamo abbastanza maschi, oppure abbastanza femmine e poi ci chiedono perché è ancora necessario il Pride: è perché siamo stanchə di contare i lividi!"

"Le città di provincia hanno anche bisogno di essere disobbedienti! Perché ogni volta che qualcunə dice qui certe cose non si fanno, noi le facciamo,  ogni volta che qualcunə dice non è il posto lo trasformiamo, ogni volta che qualcunə dice che non è il momento, eccoci. Il momento è sempre quello giusto quando si parla di Libertà!"

Quello che conta davvero 

Questa è l'unica cosa che davvero conta, da ricordare quando l'anno prossimo si ricomincerà daccapo.

Quest'anno non ho potuto partecipare, ma ero lì, alla parata di Lodi, col cuore (arcobaleno)!

Il tuo sostegno fa la differenza

Gli articoli che ho dedicato al Pride Month:
 







Rassegna stampa 

Nei giorni successivi, il giornale locale ha dato conto di una polemica montata rapidamente. Il centrodestra cittadino, compatto tra Lega, Fratelli d'Italia e Angeli Lodigiani, ha parlato di palcoscenico ideologico, di mercificazione della sessualità, di abbigliamento indecoroso, arrivando a un'interrogazione formale al sindaco per chiedere conto del patrocinio comunale. Non tutto il centrodestra si è riconosciuto in quelle parole: il consigliere Lorenzo Maggi ha preso le distanze definendole espressione di un conservatorismo moralista, rivendicando il diritto di ognunə a essere, se vuole, anche volgare, eccentricə, ridicolə, senza che questo tolga dignità a nessunə. Dall'altra parte, la maggioranza e organizzatorə di Lodi Arcobaleno hanno risposto con rammarico più che con sorpresa, ricordando che il vero bersaglio delle critiche sono sempre i corpi che si mostrano senza nascondersi, e denunciando una escalation di insulti e minacce sui social arrivata fino agli auguri di violenza fisica contro il corteo. Sulla polemica, come sempre, si è scritto molto. Sulla violenza reale che l'ha accompagnata, quasi nulla.







Lo Sguardo Di Giulia 2026 © diritti riservati – Vietata la pubblicazione non autorizzata. Le immagini pubblicate sono protette da copyright. Se vuoi usare una mia foto, contattami. 

👉Copyright e utilizzo delle immagini

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Iscriviti alla newsletter per ricevere storie e progetti direttamente nella tua casella di posta. Solo contenuti autentici, niente spam.