La cultura abbatte i muri, è un mantra, che rischia di diventare una di quelle frasi che non pesano più niente. Ma quando capita di trovarsi in una sala dove si respira la storia di Lodi, ci si ricorda che è vera.
La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Lodi esiste dal 1861, nata per tutelare chi non aveva tutele, per costruire una rete di cura in tempi in cui lo Stato non sapeva ancora cosa fosse il welfare. Più di centosessanta anni dopo, quella stessa sede ha ospitato la presentazione di Il prezzo del cambiamento - Nera Jones investigazioni, il romanzo noir di Bianca Iula, blogger, sviluppatrice web, graphic designer, fotografa, scrittrice, e donna trans.
A un certo punto, Franchina, seduta accanto a me, ha fatto una domanda da cui è emerso un aneddoto che vale più di molte analisi: anche dopo la transizione, Bianca si è trovata a lavorare nello stesso ambiente informatico in cui aveva sempre lavorato. Solo che adesso era una donna. E nella società patriarcale le donne, notoriamente, di informatica non possono saperne quanto i maschi. Stessa persona, stessa competenza, risultato opposto.
Mi ricorda qualcosa...
La gente altrove
Nella sala la gente era attenta, curiosa e partecipe; la storia di Bianca la capiva già, o era lì per capirla meglio. Ho pensato che finché a queste serate vengono solo persone che di fondo sanno già, non ne usciamo. Perché chi avrebbe veramente bisogno di stare ad ascoltare le parole di Bianca è altrove. Sta commentando sui social, sta evitando, insultando, denigrando, ma soprattutto sta guardando dall'altra parte.
Non è una colpa di chi organizza, ma è la struttura stessa di come funziona l'empatia: ci vuole una crepa, un varco involontario, per arrivare a chi ha già deciso che certe vite non lə riguardano. Un romanzo noir che ti prende e a pagina cinquanta ti ha già fatto stare dalla parte di qualcunə che non avresti immaginato di capire. Una storia che arriva prima che tu abbia il tempo di alzare il muro. Il libro di Bianca potrebbe essere quel varco. Se arrivasse nelle mani giuste.
Nel frattempo, per me, vale sempre la pena stare in quella sala, ad ascoltare Bianca che racconta con quella leggerezza guadagnata a caro prezzo. Per portarmi a casa l'aneddoto dell'informatica, che è piccolo e preciso come un chiodo, e fa lo stesso lavoro.
Grazie Bianca.
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