Carta Arcobaleno e giornalismo: la nuova sfida contro stereotipi e discriminazioni

Il 17 maggio 2026, al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, l'Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha presentato la Carta Arcobaleno, la prima carta deontologica nella storia del giornalismo italiano dedicata al racconto delle persone LGBTQIA+. La data non è casuale: è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia.

Il documento nasce da mesi di lavoro condiviso tra l'Ordine e il Coordinamento Torino Pride, con il contributo di professionistə dell'informazione che si occupano di linguaggio, inclusione e deontologia. È il risultato di un tavolo di lavoro, di una consultazione pubblica tra iscrittə, di un confronto reale.

Contiene anche un glossario, introduce inoltre, per la prima volta in un documento dell'Ordine, la figura del Diversity Editor: una persona incaricata di vigilare sulla rappresentazione e sul linguaggio.

L'idea di fondo è semplice: chi legge ha diritto a un'informazione corretta. 

Non deformata dagli stereotipi, non negligente nel modo in cui nomina le persone, non distratta quando si tratta di raccontare vite che si discostano dalla norma implicita.

Ci vuole davvero una carta apposita per dirlo? 

Evidentemente sì. Il fatto che esista già un codice deontologico generale non ha impedito decenni di copertura giornalistica approssimativa, quando non apertamente ostile. Le persone trans raccontate con il nome anagrafico invece di quello scelto, le notizie di cronaca costruite intorno all'orientamento sessuale come se fosse la spiegazione di tutto, il linguaggio patologizzante che sopravvive nei titoli come un fossile.

Le accuse di censura sono arrivate quasi subito, era prevedibile. Ma il tema, in realtà, circola da anni anche fuori dalle grandi redazioni.

 L'importanza della formazione 


A Lodi, Se Non Ora Quando? Lodi, in collaborazione con Toponomastica femminile, ha organizzato più di un corso rivolto a giornaliste giornalisti sul linguaggio di genere e non ostile nella stampa e anche nella giurisprudenza. Un lavoro capillare, costruito sul territorio senza aspettare che le indicazioni arrivassero dall'alto.

C'è anche un riferimento che meriterebbe di essere molto più conosciuto: 👉Donne, grammatica e media, il documento dell'Accademia della Crusca disponibile gratuitamente online, che offre strumenti concreti a chi vuole scrivere in modo più preciso e meno escludente. La Carta Arcobaleno si inserisce in questo solco, con una differenza importante: stavolta a muoversi è direttamente l'Ordine professionale.

L'obiettivo dichiarato è portare il documento all'attenzione del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, perché possa diventare patrimonio comune della categoria. Se accadesse, entrerebbe anche nella formazione di chi si prepara a fare questo mestiere. Intanto, il 27 maggio, l'Ordine del Piemonte ha già organizzato un corso deontologico interamente dedicato alla Carta Arcobaleno.

Ogni scelta è già una presa di posizione, che lo si voglia riconoscere oppure no. 

I principi della Carta sono dieci, ci sono le cose ovvie, e anche quelle che sembrano banali: usare il nome e i pronomi scelti dalla persona, non rivelarne l'identità di genere o l'orientamento sessuale senza consenso, evitare titoli sensazionalistici e immagini che spettacolarizzano. Ma ci sono anche indicazioni più sottili: non citare aspetti identitari quando non sono rilevanti per la notizia, applicare lo stesso standard informativo a tutte le persone indipendentemente dall'orientamento sessuale, contestualizzare i fatti invece di affidarsi all'etichetta. E poi la moderazione dei commenti online, che è un campo dove l'odio prolifera spesso nell'indifferenza delle testate. La Carta chiede anche che le redazioni si formino, che la sensibilizzazione diventi pratica ordinaria e non emergenziale. Non è un decalogo di buone intenzioni: è un elenco di comportamenti concreti, verificabili, che chiunque lavori nell'informazione può adottare già da domani mattina.

La Carta Arcobaleno non cambierà da sola il giornalismo italiano. Ma mette finalmente nero su bianco che raccontare bene le persone fa parte del mestiere.

Per approfondire:

👉Qui puoi scaricare La Carta Arcobaleno completa

👉Glossario LGBTQIA+

👉Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti (CNOG, 2025)

👉EU Guidelines & Checklist DE&I nel giornalismo (2025)

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