Quello che pubblichi online può sparire in un istante. La buona notizia è che puoi prepararti, prima che succeda. L'ho imparato sulla mia pelle, insieme a centinaia di altre persone nel mondo.
Il 4 agosto 2026, il mio blog è sparito. Anni di ricerche e fotografie non erano più raggiungibili, come se improvvisamente non esistessero più.
Hai violato le norme!
La mail arrivata dalla piattaforma che ospita da anni il blog 'Lo Sguardo Di Giulia' era severa e categorica: "Come forse già saprai, le nostre Norme della community descrivono i limiti di ciò che consentiamo, e non consentiamo"... "I tuoi contenuti hanno violato le norme relative a Malware e contenuti dannosi simili".
Nessun dettaglio su cosa esattamente avevo sbagliato, ma solo un link dove presentare ricorso e ottantanove giorni di tempo prima che tutto venisse cancellato per sempre.
Phishing
Il mio primo pensiero è stato che fosse un'email di phishing, una truffa informatica. Ma non lo era.
Prima ancora di mettermi a controllare template e codice, la prima reazione è stata chiedermi cosa avessi fatto io per causare un danno così grave.
È un riflesso automatico: un'accusa formulata con un linguaggio ufficiale ti mette immediatamente sul banco delle imputate, e la mente ripercorre in automatico ogni scelta fatta negli ultimi mesi.
"Sicuramente ho sbagliato io, anche se non ricordo dove e quando. Meglio andare a controllare".
A quel punto ho tentato, ma non potevo più entrare nel pannello di controllo del blog perché avevano bloccato anche quello, non potevo correggere nulla, ma d'altronde non avrei neanche saputo cosa correggere, perché nella mail non l'avevano scritto.
Il punto più duro è il non avere voce in capitolo su qualcosa che è, in tutti i sensi che contano, tuo.
Mal comune
Nella discussione del forum online (il thread) ufficiale della community, aperto lo stesso giorno, ho trovato altre persone che raccontavano gli stessi controlli tecnici falliti, e lo stesso smarrimento.
C'era chi scriveva del suo blog attivo dal 2007, quasi vent'anni di contenuti, bloccato senza preavviso. Il tono di quei messaggi era spaventato: gente che chiedeva aiuto non sapendo nemmeno a chi rivolgersi, che ripeteva più volte "non ho fatto nulla di male", come se ripeterlo potesse servire a qualcosa.
L'errore di classificazione
In quello stesso thread ad un certo punto un 'Esperto di prodotti' della community, un volontario riconosciuto, ma non un dipendente ufficiale di Google che parla a nome dell'azienda, ha scritto che l'enorme numero di segnalazioni ricevute per la stessa violazione suggeriva un errore di classificazione dei sistemi automatizzati, e che il team interno era già stato informato.
È stata l'unica ammissione, per quanto informale, in mezzo a centinaia di persone che si sentivano trattate come colpevoli senza processo.
Al di fuori di quel thread, altri casi confermavano che il fenomeno non era locale: un blog portoghese attivo da anni, rimosso lo stesso 4 agosto per la stessa policy, il cui autore dichiarava di aver controllato il codice senza trovare nulla di malevolo.
Il vero problema non era l'errore, ma il silenzio.
Un sistema automatizzato che agisce subito, senza revisione umana preventiva, si può anche giustificare: con miliardi di contenuti caricati ogni giorno, pretendere un controllo umano prima di ogni blocco renderebbe la piattaforma vulnerabile a minacce reali, che resterebbero online per giorni in attesa di revisione.
Ma agire subito e non spiegare sono due cose diverse. Il primo è una scelta operativa difendibile. Il secondo è un problema di responsabilità: significa che l'onere della prova ricade interamente su chi ha già subito il danno, senza che venga detto nemmeno cosa avrebbe fatto di sbagliato, e senza che venga risparmiato il dubbio di aver fatto qualcosa che in realtà non ha mai fatto.
Il ritorno
Dopo quasi 24 ore di attesa, la mail è arrivata: blog riesaminato e riattivato. Nessuna spiegazione tecnica su cosa avesse scatenato l'allarme, nessuna conferma esplicita che fosse davvero il falso positivo su larga scala documentato nella community.
Solo un "grazie per la comprensione", come se la comprensione fosse stata una scelta, e non l'unica opzione disponibile per chi non ha altrə interlocutorə a cui rivolgersi.
Cosa ho imparato, in pratica
Se gestisci un blog su qualunque piattaforma, fai backup regolari, non solo occasionali (Io l'avevo fatto recentemente, menomale!).
Per esempio, con Blogger, Google Takeout permette di esportare tutti i dati del tuo blog, articoli, commenti, impostazioni, in un archivio scaricabile. Non aspettare che serva.
Controlla dove sono davvero le tue immagini
Se sono ospitate su Google e non hai una copia locale, un blocco prolungato può renderle irraggiungibili. Scaricale periodicamente insieme al backup testuale.
Tieni un elenco di ciò che hai installato nel blog
Widget, script, modifiche al template: sapere cosa hai aggiunto e quando ti aiuta a escludere rapidamente le cause in caso di problemi, invece di dover ricostruire tutto a memoria e sotto pressione.
Il dominio personalizzato è tuo, la piattaforma no.
Se possiedi il dominio (il mio è losguardodigiulia.com), non sei mai completamente bloccata ma puoi sempre spostarlo altrove. Inizialmente il mio dominio si appoggiava anch'esso su blogger, menomale che l'ho trasferito poche settimane fa!
(Ne ho scritto 👉qui)
Un'ultima cosa
Sono tornata a scrivere, ma qualcosa è cambiato: il backup dei miei contenuti resta pronto, e la sensazione di aver costruito qualcosa su un terreno che non controllo davvero non se n'è andata insieme al ripristino. Dovrò ovviare presto a questa cosa, e so già come farlo.
L'ironia
Per chi scrive di censura e libri proibiti come faccio su questo blog nell'ultimo periodo, l'ironia della situazione non sfugge: mi sono ritrovata dall'altra parte della barricata, silenziata da un sistema automatico, senza voce in capitolo, proprio mentre lavoro a una serie sulla censura editoriale. Anche se la censura in questo caso non era sui contenuti del blog (che a volte, mi rendo conto, possono risultare scomodi per alcunə), sono stata attaccata insieme ad altre persone nel mondo da un algoritmo impazzito, con cui non puoi nemmeno ragionare.
Il processo
Un rogo di libri si vede, fa rumore, lascia cenere. Un algoritmo che disattiva un blog non lascia tracce, eppure il risultato per chi scrive è simile: essere cancellatə senza processo. Il meccanismo di fondo, resta lo stesso, ma è più pulito, più comodo, con meno prove da nascondere.
Non era la prima volta, ma questa volta il mondo se n'è accorto
Casi isolati di rimozioni ingiuste per presunto malware su Blogger erano già stati segnalati anni fa, ma restavano episodi singoli, persi in un forum. Questa volta no: la vicenda è finita sulla stampa tecnica internazionale, con testate come BleepingComputer e TechRepublic a riportare centinaia di blog bloccati per lo stesso falso positivo, alcuni cancellati del tutto.
TechRepublic lo riassume bene: episodi come questo ricordano quanto sia importante avere canali alternativi, pronti a reggere un'interruzione improvvisa della piattaforma, che sia un attacco, un guasto, o un errore come questo.
Non è consolazione, ma è conferma: non me lo sono immaginata.
Nel frattempo leggo di AI che sfuggono al controllo riuscendo a organizzare azioni autonome e non controllate tentando di inserire un codice malevolo all'interno di una piattaforma.
Ma come sempre,
questo blog va avanti a caffè e testardaggine

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