La censura statunitense
Negli Stati Uniti, dove il libro è nato, la storia della sua censura è quasi lunga quanto la sua storia editoriale. Già nel 1966, appena sei anni dopo la pubblicazione, il consiglio scolastico della contea di Hanover, in Virginia, annunciò il ritiro del libro dalle scuole, salvo fare marcia indietro poche settimane dopo, travolto dalle proteste pubbliche e da una lettera al vetriolo della stessa Harper Lee al giornale locale. Negli anni più recenti le motivazioni sono cambiate, ma il gesto si è ripetuto. In Mississippi nel 2017, studenti di Biloxi non hanno potuto terminare la lettura dopo la contestazione di un genitore per il linguaggio razzista presente nel testo. A Duluth, in Minnesota, nel 2018, è stato escluso dai programmi scolastici per ragioni analoghe. A Burbank, in California, nel 2020, è finito insieme a romanzi di Mark Twain e John Steinbeck in un elenco di cinque titoli sospesi durante un dibattito sul modo di insegnare l'antirazzismo.
Il paradosso è difficile da ignorare
Un romanzo scritto per mostrare l'ingiustizia del razzismo viene contestato perché contiene le parole "nigger" - negro - come termine dispregiativo, con cui quel razzismo si esprime.
C'è però un'altra contraddizione, più sottile. Al centro della storia non c'è Tom Robinson, l'uomo nero accusato ingiustamente, ma Atticus, l'avvocato bianco che lo difende. È lui l'eroe morale, è il suo punto di vista che guida lettori e lettrici. Tom rimane sullo sfondo, più vittima funzionale che personaggio.
Nel processo a Tom Robinson si comprende bene, ma anche nella figura di Calpurnia, la donna che cresce Scout e Jem, perché anche attraverso di lei scoprono un confine invisibile tra mondi che convivono senza essere davvero uguali.
Eppure, più ci penso, più mi convince che non siano nemmeno l'aspetto più scomodo del libro. Il punto davvero delicato è un altro.
Gli stereotipi
Scout, che prova a resistere al modello di femminilità imposto dalla famiglia. Preferisce la tuta ai vestiti da bambina, gioca con Jem e Dill come un'eguale, viene rimproverata perché non si comporta "da signorina" e scandalizza le persone con un linguaggio "non proprio ortodosso" per quell'epoca.
La stessa quarta di copertina del libro la presenta come 'un Huckleberry in gonnella', e già in quella definizione c'è tutto il problema: serve una "gonnella" per rendere accettabile il confronto con un personaggio maschile!
Ma lo stereotipo funziona in entrambe le direzioni: quando il fratello Jem si rifiuta di schiacciare un insetto perché lo considera un essere vivente, è Scout stessa a definirlo 'come se fosse una ragazza', inconsapevole di usare già il linguaggio dello stesso sistema che la intrappola.
Il patriarcatoMayella Ewell, schiacciata dalla violenza del padre e intrappolata in un sistema che le lascia una sola via di fuga: accusare di violenza sessuale un uomo innocente.
Il pregiudizio
Boo Radley per più della metà del romanzo è il mostro costruito dalle paure verso la diversità, da pettegolezzi e pregiudizi di un'intera comunità. Harper Lee ha mostrato con sapienza quanto sia facile trasformare una persona in un'idea e quanto sia difficile guardarla davvero.
Tutto questo, in Italia, non ha mai suscitato particolari polemiche. Il romanzo è proposto tuttora nelle scuole, consigliato per la secondaria di primo grado, ed è stato anche al centro di un progetto didattico nel 2016, La Scuola Oltre la Siepe, promosso dal Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano insieme all'associazione Il Razzismo è una brutta storia. Eppure contiene molti dei temi che oggi, in altri contesti, diventano terreno di scontro pubblico.
Mi colpisce anche un'altra cosa
Scout non mette in discussione la propria identità, ma il ruolo che la società vorrebbe assegnarle. E mi chiedo se oggi saremmo ancora capaci di leggere questa differenza oppure se sentiremmo il bisogno di incasellarla subito in una categoria contemporanea. È una domanda che riguarda il nostro modo di leggere, non solo questo romanzo.
Ogni libro censurato racconta due storie: quella scritta da chi lo ha creato e quella della società che, a un certo punto, ha deciso di averne paura.
C'è però una terza storiaÈ quella che ognunə di noi si porta dentro senza accorgersene. Penso che sia stato proprio Il buio oltre la siepe, che ho aperto per la prima volta a 12 anni e riletto più volte, ad affinare il mio sguardo sulle ingiustizie. Non perché mi abbia indicato cosa pensare, ma perché mi ha insegnato a osservare meglio, a non accontentarmi delle versioni semplici, a chiedermi cosa e chi restasse fuori dallo sguardo.
Mi é sempre piaciuto il modo in cui la piccola Scout osserva, fa domande, invece di accettare risposte già pronte e di come rifiuta di essere definita da altrə. Ho sempre rifiutato le etichette che sembrano spiegare una persona ma che finiscono poi per rinchiuderla, ed è anche per questo che mi ritrovo in quel modo di guardare.
"Il mio esemplare è la quarta edizione Feltrinelli del 1978, è costato 2.500 lire e si vede. La costola è ceduta, le pagine hanno preso un colore ambrato, la copertina racconta di essere sopravvissuta a me che, per dimostrarne il possesso, ho scritto il mio nome ovunque. All'interno tanti anni fa ho anche disegnato il volto di una bambina. Me ne vergogno un po', poi ci ripenso e mi dico che un libro in queste condizioni, dopotutto, è stato soltanto tanto amato"
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Titolo: Il buio oltre la siepe
Titolo originale: To Kill a MockingbirdAutrice: Harper LeeTraduttrice: Amalia D'Agostino SchanzerEditore: FeltrinelliEdizione: quarta (la mia, 1978)Prima edizione italiana ne "I narratori di Feltrinelli": giugno 1962Prezzo originale: Lire 2.500Prima pubblicazione originale: 1960, J.B. Lippincott Company, Philadelphia & New YorkLo Sguardo Di Giulia 2026 © diritti riservati – Vietata la pubblicazione non autorizzata. Le immagini pubblicate sono protette da copyright. Se vuoi usare una mia foto, contattami. 👉Copyright e utilizzo delle immagini
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