Lo Sguardo Di Giulia non è una testata giornalistica (e forse presto lo dirà anche la legge)

In fondo a ogni articolo di questo blog, da anni, scrivo sempre la stessa formula: "non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza periodicità, non è un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 2001". L'ho scritta così tante volte, quasi in automatico, che ormai non ci faccio più caso. 

Poi un giorno mi sono chiesta se avesse ancora senso metterla alla fine di ogni articolo. Ce l'ha. Ma non per il motivo che pensavo, e la scoperta ha il suo lato comico.

Non è il disclaimer a salvarmi

La Corte di Cassazione, con una sentenza a Sezioni Unite del 2015 (n. 31022), ha stabilito qualcosa che sgonfia un po' l'ego di ogni blogger convinto di scrivere sotto mentite spoglie di giornale: blog, forum e social non sono "stampa" non perché lo dichiarano cortesemente in fondo alla pagina, ma perché, semplicemente, non hanno una redazione. Il criterio è tutto lì: struttura organizzata, direttorə responsabile, un apparato che assomigli a quello di un giornale vero. Un blog gestito da unə solə autorə, senza collaboratori e collaboratrici pagate né gerarchie editoriali, resta fuori da quella categoria a prescindere da quante volte pubblica.

La redazione sono io

Quindi il mio disclaimer, in teoria, potrei anche non scriverlo. La legge già sa che non sono un giornale. Il motivo? Sono io, da sola, con i miei pensieri e ricerche e fuori e nessunə direttorə responsabile a cui rispondere se non me stessa (e occasionalmente il mio senso di colpa).

Questa lettura è stata confermata anche in una sentenza penale della Cassazione del 2022, sulla responsabilità di chi amministra un blog quando qualcuno scrive scemenze diffamatorie nei commenti. Buono a sapersi, per chi modera i commenti col cuore in gola.

Una telenovela legislativa che dura da quasi vent'anni

Il tema della registrazione dei siti presso il tribunale torna periodicamente in Parlamento, un po' come certe influenze di stagione. Il disegno di legge Levi/Prodi, ribattezzato senza troppa fantasia "legge ammazza blog", avrebbe imposto la registrazione a qualunque sito con una testata e un aggiornamento periodico. Di fatto, quasi tutti i blog italiani. Il testo non passò, e i/le blogger tirarono un sospiro di sollievo collettivo.

La legge salva blog (che non è mai diventata legge)

La risposta arrivò dall'onorevole Roberto Cassinelli, con una proposta presentata alla Camera il 19 novembre 2008 e ribattezzata "legge salva blog" (i nomi di queste leggi meriterebbero un premio a parte). L'obiettivo dichiarato era liberare blog e siti amatoriali dall'obbligo di registrazione, richiamando l'articolo 21 della Costituzione. Non risulta che sia mai stata approvata.

Nella versione definitiva di dicembre 2008, l'obbligo di registrazione scattava solo per chi aveva una redazione di almeno due persone regolarmente retribuite, esclusə l'editorə, e introiti pubblicitari netti sopra i 50.000 euro l'anno. La stampa clandestina, oggi reato, sarebbe diventata una sanzione amministrativa da 500 euro. Meno drammatico, più da multa per divieto di sosta.


Intanto la giurisprudenza ha fatto il suo lavoro.

Il testo prevede che l'obbligo di registrazione scatti solo in tre casi: se il sito è l'edizione online di una testata cartacea già registrata, con lə stessə editorə o direttorə; se l'editorə vuole accedere ai contributi pubblici per l'editoria previsti dalla legge 62/2001; oppure se il sito ha come scopo principale l'informazione di attualità ed è gestito in modo professionale da una redazione di almeno due persone retribuite, con introiti pubblicitari netti superiori a 50.000 euro l'anno.

Nel 2012 la Cassazione, nel caso Ruta, ha stabilito che blog e notiziari web non hanno obbligo di registrazione in tribunale, salvo chi vuole accedere ai finanziamenti pubblici previsti dalla legge sulla stampa. Nel 2011, la commissione Giustizia della Camera aveva già approvato all'unanimità un emendamento Cassinelli che limitava l'obbligo di rettifica entro 48 ore alle sole testate online registrate.

Perché ne parlo, se non mi tocca nemmeno da vicino

Nessuno dei criteri della proposta del 2008 mi riguarda: non sono l'edizione online di un giornale, non chiedo contributi pubblici, e la mia redazione retribuita esiste solo nei sogni, oppure quando mi offro un caffè come premio per un articolo finito in tempo.

Se proprio vogliamo parlare di sostentamento economico, l'unico che questo blog conosce è quello volontario: chi vuole può offrirmi un caffè virtuale su BuyMeACoffee. Molto lontano dai 50.000 euro di introiti pubblicitari netti che la legge userebbe come soglia per parlare di redazione professionale, ma è comunque il mio bilancio editoriale, tale e quale.

La domanda resta valida per chiunque scriva in autonomia, senza un editorə alle spalle: prima o poi qualcunə busserà chiedendo il timbro del tribunale? Per ora la risposta della Cassazione è no. Se la politica ci riprova, ne riparliamo, sperando in un nome migliore.


Perché dentro a ogni blog

c’è una notevole quantità di caffè

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Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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Fonti

Proposta Cassinelli, presentata il 19 novembre 2008: https://pierobosio.it/internet/roberto_cassinelli_e_la_proposta_di_legge_salvablog.php

Testo definitivo, dicembre 2008: https://www.pmi.it/?p=180396

Sanzione da 500 euro al posto della stampa clandestina: https://www.pmi.it/?p=180373

Intervista a Cassinelli, blog esclusi "in ogni caso": https://www.punto-informatico.it/sed-lex-cassinelli-cos-si-salvano-i-blog-dalla-censura/

Cassazione, caso Ruta, 2012: https://www.articolo21.org/2012/09/cassazione-blog-e-giornali-web-non-hanno-obbligo-registrazione-in-tribunale/

Emendamento Cassinelli sulla rettifica, 2011: https://www.corrierecomunicazioni.it/?p=12041

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