La sala. Prima che chiamino il mio nome

Sedie allineate, braccia intrecciate, sguardi che evitano di incrociarsi. Siamo lì, ognuna in attesa del proprio turno.

La sala sembra grande, dilatata dall'attesa. C'è chi fissa il telefono senza davvero leggerlo, chi controlla più volte il foglio dell'appuntamento, chi sistema la borsa sulle ginocchia come se fosse un appiglio. I movimenti sono piccoli, ripetuti, automatici.

Ogni tanto qualcuna parla, l'attenzione ora è su di lei. Una frase breve, una domanda pratica, un commento qualunque per rompere il silenzio. Poi tutto torna fermo, la sala torna a trattenere il respiro e i pensieri insieme a noi.

C'è la donna che si guarda intorno, in cerca di conferme negli sguardi delle altre. Quella che parla con la vicina di sedia, per non restare sola nei propri pensieri. Chi chiede informazioni, chi resta in silenzio e osserva tutto, chi sembra sul punto di alzarsi a ogni minimo movimento.

Ogni volta che la porta si apre, cambia qualcosa. Anche chi finge distrazione alza lo sguardo. L'infermiera pronuncia un nome, e per un attimo il tempo si ferma. Qualcuna si alza subito, qualcuna esita un secondo in più, qualcuna inspira profondamente prima di muoversi. Poi la porta si richiude e la sala torna a rinchiudersi su se stessa. In quel passaggio si concentra tutto: l'attesa, l'ansia, la fragilità.

Resto anch'io dentro questo tempo che non scorre. Osservo, e non riesco a distaccarmi, in questa sala è difficile restare solo spettatrici perché le storie delle altre persone restano in sospensione, anche se non vengono raccontate. 

Poi arriva il mio turno. Il mio nome spezza l'equilibrio. Mi alzo, raccolgo le mie cose, e per un attimo incrocio i loro sguardi, tocca a me. La porta si richiude alle mie spalle.

Nel corridoio, i miei passi risuonano mentre incrocio altre persone, altre donne, altri volti che vanno nella direzione opposta. Ognuna con il proprio appuntamento, la propria attesa, il proprio pensiero sospeso, come in un flusso continuo che attraversa lo spazio, e il tempo.

Quando esco, l'aria cambia in modo quasi impercettibile, diventa diversa, smette di essere trattenuta. Senza che io le veda più, le storie continuano.

Resto qualche secondo fuori, prima di ritornare nel mio tempo. 
#PiccoleStorie #LaSala

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