Dipingere la pittura: a Lodi in mostra il retroscena dell'arte

Una mostra di pittura che celebra i momenti che precedono l'opera. "Dipingere la pittura. Dall'atelier al plein air" inaugurata sabato 19 settembre 2026 al Museo Ettore Archinti di Lodi  riunisce dodici pittori e una pittrice tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento tra cavalletti, tavolozze sporche di colore e sguardi immersi nella creazione. 

Igildo Malaspina (dettaglio)
C'è un modo di avvicinarsi a questo retroscena, il mio preferito, che è quello di guardare da vicinissimo le pennellate, i tratti, le incertezze, i colori che si mescolano prima di diventare immagine nell'insieme, quello che resta impresso nella materia "tridimensionale" del dipinto. Ma osservare quello che avviene prima e durante la creazione di un'opera è forse la parte più affascinante di ogni mostra.

La nascita della pittura

È questo il cuore di "Dipingere la pittura. Dall'atelier al plein air", la mostra curata da Marina Arensi e Vittorio Vailati al Museo Ettore Archinti di Lodi, e sarà visitabile fino al 4 ottobre. "Il titolo è particolare", ha spiegato Arensi durante la presentazione, "perché vuole proprio descrivere il luogo dove la pittura nasce. L'atelier è uno spazio intimo, chiuso, pieno delle fatiche, del dolore ma anche dei successi." Un luogo a cui l'artista resta legatə anche quando decide di diventarne soggetto. Da qui la scelta curatoriale, come ha sottolineato Arensi, di selezionare poche opere ma di assoluta qualità, capaci di restituire ambienti, oggetti e artistə coltə nell'atto stesso di dipingere.
Il pittore e la modella - Luigi Brambati

Racconta lo spazio dove le idee e i colori si uniscono, la luce viene studiata e poi portata sulla tela, e l'artista diventa semplicemente chi lavora, con opere concesse in prestito da collezioni private e che normalmente non sono visibili al pubblico. Interessante il taglio documentario che associa ai quadri a una sezione dedicata agli oggetti dell'atelier, resa possibile grazie alle risorse dello stesso Vailati, artista e collezionista.

Tavolozza, cavalletto, cassetta dei colori, astuccio porta pennelli, colori in polvere e solventi appartenuti ai pittori lodigiani Attilio Maiocchi e Giuseppe Vailetti raccontano un mestiere fatto di materia e di gesto quotidiano. Strumenti veri, consumati dall'uso, che spero un giorno possano diventare parte di un'esposizione permanente.

Ada Pratella

Unica presenza femminile è la pittrice Ada Pratella (1901-1929), napoletana, figlia del celebre pittore Attilio Pratella. Figlia d'arte, Ada trovò un proprio linguaggio nella figura e nel ritratto, distinguendosi dal padre paesaggista. A Lodi è esposto "Il padre che dipinge" del 1926, una piccola tela intensa, che ritrae il padre Attilio con berretto e occhiali, chino sul cavalletto, mentre la tavolozza colma di colori vivaci, rossi, arancioni, gialli, spicca in primo piano contro l'abito scuro e i toni bruni dello sfondo.  

Il padre che dipinge - Ada Pratella
È affascinante vedere l'atto creativo colto nel momento stesso in cui avviene, osservato da chi quel gesto lo conosceva da vicino, da dentro casa. È un autoritratto rovesciato, perché come ha osservato Arensi parlando proprio di questo genere di opere, "l'autoritratto non risponde a nessuna esigenza se non quella di descriversi, mettersi a nudo, mostrare le fatiche, la concentrazione, la posa, i pensieri". 

Pratella mostra un doppio ritratto, quello di chi dipinge e quello di chi, dipingendolo, si espone a sua volta. La morte prematura di Ada, nel marzo 1929, a causa di una grave malattia, ha interrotto una carriera che si stava affermando anche fuori Napoli, con una mostra personale che si tenne, postuma, proprio quello stesso anno.

La pittrice (dettaglio) - Mosè Bianchi

Lo stesso meccanismo, artista che dipinge altri artisti al lavoro, torna nei dipinti di Donato Frisia (messo a disposizione dal banco BPM) e Angelo Pietrasanta, che scelgono l'atelier come sfondo per ritratti e autoritratti, e nella "Pittrice" di Mosè Bianchi da Mairago. Luigi Brambati, in "Il pittore e la modella", opera scelta come immagine di copertina della locandina, mette in scena lo studio come se fosse un teatro vero e proprio. Poi la pittura esce all'aperto nel momento "en plein air" colto da Eugenio Gignous, e da Silvio Consadori, che ritrae l'amico Brambati mentre dipinge a Place de la Concorde, a Parigi.

Cultura per l'anima
La mostra è gratuita, per permettere a tutta la cittadinanza di usufruirne ed "è un modo, in questi tempi non facili, di ricordare quanto la cultura faccia bene all'anima". (Dal discorso della consigliera regionale Roberta Vallacchi alla presentazione della mostra)
Dove e come

Museo Ettore Archinti, viale Pavia 26, Lodi. Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026. Ingresso gratuito. Inaugurazione sabato 19 settembre alle 16.30. Orari: sabato 10-12.30 e 16-18.30, domenica 16-18.30, altri giorni su appuntamento (tel. 329 2037052). Mostra promossa da Unitre Lodi e Città di Lodi, con il sostegno di BCC Lodi.

Per me 
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