La lettera di una ciclista di Lodi (L.C.) che mi è pervenuta recentemente racconta questa situazione, ma più subdola: il rientro dopo una mattina in piscina, il gesto automatico di caricare la borsa, lo sguardo che si ferma sulla bici che scopre essere stata stata bloccata con un secondo lucchetto in modo da non essere più recuperabile.
In questi casi il tempo diventa un fattore decisivo e la ciclista in questo caso è stata esemplare, perché istintivamente chiunque altra si sarebbe allontanata per cercare uno strumento per liberarla, ma al ritorno non avrebbe più ritrovato la bici perché i ladri a quel punto avrebbero avuto il tempo di forzare il lucchetto ufficiale.
Nel caso raccontato, la situazione ha preso una direzione diversa grazie a una serie di elementi concreti: la bicicletta era registrata con Easy Tag, e questo ha permesso di dimostrarne la proprietà, la chiamata tempestiva e l’intervento dei Vigili del Fuoco che, con gli strumenti adeguati, hanno risolto il blocco e restituito la bici alla proprietaria. Un passaggio operativo e decisivo.
La denuncia
Ma col furto vero e proprio la denuncia non è un passaggio secondario, ma lo strumento che permette di formalizzare l’accaduto e di dare una base concreta a qualsiasi intervento successivo. Senza questo passaggio, la ricostruzione dell’evento per le forze dell'ordine diventa più complicata. Il furto di biciclette è una presenza costante nella vita urbana di chi pedala. Succede in stazione, davanti ai negozi, anche nei parcheggi apparentemente più tranquilli.
Il problema riguarda il contesto. La bicicletta viene spesso considerata un mezzo semplice da sostituire e quindi più esposto e la sicurezza dipende in larga parte da chi la usa, dal tipo di lucchetto, dal luogo scelto dove legarla, e le infrastrutture urbane non sempre compensano questa fragilità. Rastrelliere insufficienti, spazi poco controllati e una protezione disomogenea rendono il rischio parte della normalità.
La prevenzione esiste, ma funziona solo se diventa pratica condivisa da proprietarie e istituzioni: lucchetti adeguati, attenzione ai tempi di sosta, scelta dei punti più visibili aiutano, ma non bastano da soli. Servono anche strumenti collettivi.
A Lodi, ad esempio, esiste un gruppo Facebook dedicato alle biciclette rubate e ritrovate. Le segnalazioni vengono pubblicate insieme alle immagini, ma con un vincolo preciso: serve la denuncia per poter inserire foto e descrizione della biciclette, luogo e altri particolari importanti. È una forma di controllo minimo che evita abusi e mantiene una traccia verificabile delle segnalazioni.

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| Foto: Stefano Caserini |
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