Ma con il libro e la curiosità è ritornata, prepotente.
La comunità
La parola che torna più spesso, mentre leggo, è comunità, intesa come pratica concreta di scambio e circolazione di idee e materiali. Una fanzine anche quando sembra un lavoro individuale, è già dentro una rete.
A un certo punto, invece di cercare una definizione unica, ho deciso di portare alcune domande direttamente all'autrice Loredana De Pace, per vedere come aprire ancora di più un discorso di per sé già così ampio.
Hai mai avuto la sensazione che alcune fanzine esistano proprio perché nessun editore tradizionale le avrebbe volute?
La risposta di Loredana sposta subito il baricentro:
"In verità le fanzine esistono a prescindere, proprio perché chi le ha realizzate normalmente non aspira a produrle servendosi della filiera classica dell'editoria. Possono capitare incontri virtuosi fra autori di fanzine e piccoli editori in linea con le idee contro-tendenza proprie del mondo zine, ma normalmente le fanzine nascono perché dell'editore, in senso tradizionale, non se ne sente il bisogno."
Non contro qualcosa, ma oltre.
Nella tua esperienza, le fanzine sono state anche uno spazio in cui molte donne hanno trovato una libertà di espressione che l'editoria tradizionale concedeva meno facilmente?
"Sì! In generale, le artiste, le fotografe, le autrici fanno, ancora oggi, molta più fatica degli uomini a trovare la propria dimensione, per tante ragioni, tutte fondamentalmente sbagliate, data una base di talento e capacità identiche. Rilevo questioni legate all'autostima, ma anche all'indipendenza economica, non sempre ottimale per concedersi di crescere in modo autoriale."
La democraticità del mondo zine, racconta Loredana, ha permesso alle donne di esprimersi storicamente e continua a farlo. Nel libro compaiono le fanzine femministe, ma anche autrici come Francesca Artoni e Giuliana Pizzuti, e Valeria Foschetti, responsabile della Fanzinoteca La Pipette Noir di Milano, impegnata a valorizzare un prodotto libero e accessibile a tuttə. Le fanzine non risolvono le disuguaglianze, ma permettono di aggirarne alcune.
Dopo anni passati tra fanzine e zinester, hai sviluppato dei superpoteri per cui riesci a capire in dieci secondi se una zine ti conquisterà oppure no?
"Assolutamente sì, è il mio super-potere principale!"
E lo dimostra subito con una scena precisa. A Photo London, nel maggio 2026, all'undicesima edizione della fiera internazionale di fotografia, tra gli stand dell'editoria fotografica indipendente, Loredana si avvicina a Calaca Press, un piccolo editore che stampa anche fanzine. Lì trova qualcosa di inaspettato:
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| Foto: Loredana De Pace |
"ho “fiutato” una fanzine piccina, presentata in una busta da lettera quadrata. Quali sono le coordinate del mio interesse? In questo caso mi ha attirato carta usata, le due font del titolo - molto diverse fra loro - il formato e il tipo di effetto “raw” delle fotografie bianconero stampate nella zine, perfettamente adatte al progetto che riguarda la memoria familiare e le diverse culture di provenienza. La fanzine di cui parlo è Ser más allá del otro di Sujey Singh Alfaro..."
E qui ti lascio la curiosità di scoprire il libro di Loredana, perché non serve spiegare la ragione per cui funziona. Funziona e basta.
La forza delle fanzine sta proprio nel non dover giustificare la propria utilità. Sono piccoli atti di autonomia rivoluzionariache, messi insieme, diventano qualcosa che somiglia a una comunità.
*
Le fanzine non servono a niente (e per questo sono indispensabili)
Autrice: Loredana De Pace - www.loredanadepace.com
Corsiero editore
Anno di pubblicazione: 2026
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