Il mare scritto: il piccolo gioiello di Marguerite Duras e Hélène Bamberger

Ho trovato Il mare scritto in biblioteca, è un piccolissimo libro del 1996 pubblicato da Archinto, con testi di Marguerite Duras e fotografie di Hélène Bamberger. L’ho aperto pensando di sfogliarlo velocemente, e invece mi ci sono persa dentroSuccede raramente con i libri piccoli. Di solito li prendiamo in mano quasi distrattamente, pensando che chiedano poco tempo e poca attenzione. Questo invece fa il contrario, più vai avanti e più rallenti.

Il titolo originale è La mer écrite. Dentro ci sono le passeggiate estive di Duras e Bamberger nei dintorni di Trouville-sur-Mer, nell’estate del 1980. Non c’è una vera narrazione lineare ne' spiegazioni lunghe. Ci sono piccole fotografie di dettagli incontrati lungo i tragitti delle loro gite e, nella pagina accanto, le descrizioni brevi e poetiche di Duras.

Un traghetto rosso. Gli alberi morti. Un’estuario. Una spiaggia. Un cimitero. Una carta marittima. Frammenti minimi che, messi uno accanto all’altro, costruiscono qualcosa di molto più grande della loro dimensione.

Le fotografie di Bamberger, anno dopo anno, diventano sempre più importanti nelle loro uscite. Lei stessa racconta che erano diventate una specie di “compito delle vacanze”, ma col tempo Duras comincia a manifestare richieste sempre più precise. 


Lo sguardo condiviso

E questa forse è la parte che mi ha colpita di più, perché poco a poco si percepisce la nascita di uno sguardo condiviso.

Non ho avuto la sensazione di separazione della scrittrice dalla una fotografa, sembrano piuttosto due donne che hanno imparato a osservare insieme. Una attraverso le parole, l’altra attraverso l’immagine. E forse è proprio questo a rendere il libro così delicato e potente insieme.

Le fotografie sono piccole, non cercano mai l’effetto spettacolare, non c’è il mare da cartolina, quello che oggi finirebbe immediatamente sui social. Sono immagini di attenzione dei dettagli e di presenza. Riflessioni sull'azzurro di quei luoghi, sugli odori, sulla selva di giovani morti in guerra per poter permettere a noi, adesso, di avere la libertà di scrivere di tutto questo.

Mi ha fatto pensare a quanto oggi fotografiamo continuamente i luoghi per dire “io ero qui”. In Il mare scritto le immagini sembrano avere una funzione diversa. Non esibiscono luoghi fantastici, ma conservano la memoria. Forse anche per questo il libro dà una sensazione molto intima, non nel senso sentimentale, ma nel senso di qualcosa da osservare, insieme.

Forse abbiamo fatto lo stesso cammino

E mentre lo sfogliavo mi è tornata in mente la Normandia. Anni fa sono passata da Trouville durante una vacanza in Francia. Ritrovare quei luoghi attraverso gli occhi di Duras e Bamberger ha creato uno strano effetto temporale pensando che anche loro avevano camminato dov'ero passata anch'io. 
Tracce di vita

Ed è anche questo che mi interessa sempre di più nei libri di fotografia, la capacità di trattenere esperienze di vita di persone distanti. Mi piace anche il fatto di aver trovato questo libro in biblioteca e non dentro una classifica di novità editoriali o in qualche algoritmo che prova a capire cosa potrebbe piacermi. 

Negli ultimi anni sento sempre più il bisogno di cercare libri dimenticati, passati di mano in mano, fermi ad aspettarmi da anni su uno scaffale.

La biblioteca permette ancora questo tipo di incontri casuali, perché ti fa inciampare nelle storie. Ti porta verso libri che non hanno più una promozione  e che proprio per questo sembrano chiedere un’attenzione diversa che ha un valore anche in questo. Non inseguire soltanto ciò che è appena uscito, ma recuperare ogni tanto quello che continua a parlare a distanza di anni.
Un gioiello

Vedo ne Il mare scritto un piccolo gioiello di memoria di un’amicizia tra due donne creative e intelligenti, che hanno trasformato delle passeggiate estive in un archivio poetico fatto di complicità e attenzione reciproca.

Tra qualche giorno dovrò restituirlo in biblioteca,  mi piace pensare che qualcunə lo troverà per caso, o forse lo cercherà dopo averne letto qui,  e aprendolo scoprirà che dentro quelle pagine minuscole continua a vivere il dialogo tra due donne che hanno imparato a guardare il mondo insieme.

Le foto di questo articolo non sono quelle del libro perché non ho chiesto il permesso di pubblicarle come faccio di solito, ma sono le mie, quelle scattate in quella vacanza a Trouville e Étretat di tanti anni fa...

Il caffè nutre le idee!

Lo Sguardo Di Giulia 2026 © diritti riservati – Vietata la pubblicazione non autorizzata. Le immagini pubblicate sono protette da copyright. Se vuoi usare una mia foto, contattami. 👉Copyright e utilizzo delle immagini

✉️ Scrivimi a losguardodigiulia@gmail.comper ricevere storie e progetti direttamente nella tua casella di posta. Solo contenuti autentici, niente spam. Leggi l’informativa sulla privacy