Il discorso di Matilda De Angelis e la riscoperta di Goliarda Sapienza

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Quando Matilda De Angelis ha pronunciato il nome di Goliarda Sapienza sul palco dei David di Donatello“Non capisco perché ci siamo lasciatə abbrutire e umiliare invece di essere indomitə come Goliarda Sapienza” la sensazione è stata quella di assistere a qualcosa che andava oltre il cinema. Il suo non era solo un ringraziamento, ma un passaggio di testimone. Perché parlare oggi di Goliarda Sapienza significa riportare al centro una storia di esclusione, ritardo e riscoperta.

Goliarda Sapienza

Sapienza è stata a lungo ignorata dall’editoria italiana. Il suo romanzo L'arte della gioia venne rifiutato per anni: troppo libero, troppo politico, troppo esplicito nel raccontare desiderio e potere femminile. La protagonista, Modesta, non è un personaggio semplice, ma una donna che vuole autonomia in tutto nella sua vita, senza il permesso per esistere.

Goliarda Sapienza
Il legame tra Goliarda Sapienza, Valeria Golino e Matilda De Angelis è interessante proprio per questo. Golino ha contribuito a riportare l’opera sullo schermo, mentre De Angelis oggi la riporta nello spazio pubblico contemporaneo, è la riattivazione di una memoria culturale.

Il discorso di Matilda De Angelis

Durante il suo discorso Matilda De Angelis, dopo aver ricevuto il riconoscimento come miglior attrice non protagonista per il film Fuori di Mario Martoneha anche parlato della crisi della cultura e delle difficoltà del cinema. E quel passaggio sposta tutto sul modo in cui la cultura viene sostenuta, oppure lasciata ai margini quando diventa scomoda o economicamente fragile.


Ed è qui che il discorso mi ha colpita: non celebrava soltanto un successo individuale, ma evocava una forma di resistenza.
"Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, che sono la mia famiglia. Non capisco perché ci siamo fatti addomesticare. Il cinema deve tornare a essere sociale e politico come un atto d'amore. Io ho questa speranza e vedo questo futuro. Dedico il premio a mia madre e mio padre, che mi hanno insegnato l'amore e l'arte"

La Resistenza delle donne

Ripensando a Goliarda Sapienza, però, è difficile non vedere un meccanismo più grande, la sua storia non è un’eccezione. Nel mondo dell’arte e della cultura molte donne vengono riconosciute solo dopo essere diventate “gestibili”: dopo la morte, dopo la riscoperta archivistica, oppure quando il loro racconto non è più così complicato da raccontare.

👉Vivian Maier è diventata celebre solo dopo la morte, trasformata quasi in mito. Dora Maar è rimasta a lungo definita dal rapporto con Picasso più che dal suo lavoro. 👉Lee Miller è stata raccontata per anni più attraverso la sua vita che attraverso il suo sguardo fotografico. 👉Camille Claudel è stata a lungo oscurata dalla figura di Auguste Rodin. Lo schema è ricorrente: tutte donne considerate troppo libere, troppo difficili, troppo fuori dalle categorie del loro tempo, e quindi lasciate ai margini finché non diventano abbastanza lontane da poter essere raccontate senza conflitto.

La riscoperta a volte restituisce visibilità, ma altre volte tende a semplificare  rendendole più leggibili, più armoniche, più “sicure” per il consumo culturale. Ed è qui che il discorso di Matilda De Angelis assume un peso diverso. Non perché celebra Goliarda Sapienza, ma perché la riporta dentro un discorso ancora aperto: quello tra ciò che una donna è stata davvero e ciò che il sistema culturale è disposto ad accettare di lei. Forse è questo il punto. Quante voci abbiamo imparato a notare solo quando non potevano più disturbare.


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