Mentre a Lodi il conferimento della cittadinanza onoraria a viene respinto dal sindaco perché considerata una figura “divisiva”, altrove il suo lavoro riceve riconoscimenti istituzionali di massimo livello.
Proprio in queste ore, infatti, il governo spagnolo le ha conferito l’Ordine al Merito Civile, una delle più importanti onorificenze del Paese.
A Lodi, invece, la motivazione scelta è un’altra. Secondo il sindaco Furegato, «un atto istituzionale così rilevante» dovrebbe «unire il più possibile la comunità» e non sarebbe questo il caso. (Cit.Il Cittadino di Lodi)
Ed è interessante come, ancora una volta, il tema diventi la presunta “divisività” della persona più che il contenuto del suo lavoro.
Perché i diritti umani, quando smettono di essere parole astratte e si trasformano in prese di posizione concrete, raramente mettono tuttə d’accordo. E forse il punto è proprio questo.
La distanza tra ciò che accade a Lodi e ciò che accade in Spagna racconta anche due modi diversi di intendere il ruolo delle istituzioni: evitare ciò che divide oppure riconoscere chi prende posizione, anche quando quella posizione genera conflitto.
Si va avanti
Il rifiuto del sindaco, però, non ha fermato le iniziative nate attorno alla proposta di cittadinanza onoraria a . «Alcune iniziative erano già programmate», spiega Emanuele Maffi, tra i promotori della raccolta firme. «Ci sarà una raccolta firme per entrambe le petizioni, quella per la cittadinanza e quella per il boicottaggio a Teva, sabato 16 davanti all’Ospedale di Lodi e una serata dove si presenterà un corto di un regista palestinese che sarà presente». Maffi aggiunge che il gruppo tornerà a riunirsi nei prossimi giorni anche alla luce della posizione espressa dal sindaco:
«L’uscita del sindaco non ci lascia indifferenti e settimana prossima ci riuniremo per capire come andare avanti. Nel frattempo la raccolta rimane aperta e le persone continuano a firmare».
Il coraggio di schierarsi per i diritti umani
A Lodi, attorno alla proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, si è acceso un dibattito che va oltre il singolo nome, riguarda il modo in cui una città sceglie cosa riconoscere pubblicamente e quali temi considera degni di entrare nello spazio civico. Per questo la petizione merita attenzione, per la domanda che pone alla comunità.
Chi è Francesca Albanese
Francesca Albanese è una giurista italiana specializzata in diritto internazionale e diritti umani. È Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi occupati.
Il suo incarico consiste nel raccogliere dati, analizzare violazioni, redigere rapporti indipendenti e portarli nelle sedi internazionali. È un ruolo tecnico, ma inevitabilmente esposto, perché il diritto internazionale smette di essere astratto quando nomina responsabilità concrete.
Prima di questo incarico ha lavorato su rifugiate e rifugiati, migrazioni e protezione internazionale. Oggi il suo nome è spesso al centro del confronto pubblico perché ha scelto di esprimersi con chiarezza su un tema altamente divisivo.
Il momento in cui questa storia mi è arrivata
Il 18 aprile 2026, in Sala Granata alla Biblioteca Laudense, durante un incontro organizzato da ANPI per Lodi di Pace, ho ascoltato Linda Maggiori di Altreconomia e Massimo Bisca, presidente ANPI di Genova, parlare della rotta delle armi. Non in termini teorici, ma concreti: porti, transiti, interessi economici, prossimità alla vita quotidiana.
A un certo punto la domanda che ne è scaturita è stata: cosa possiamo fare noi?La risposta è stata disarmante, in tutti i sensi: dobbiamo scegliere attentamente dove mettere i nostri soldi per non partecipare alla compravendita degli armamenti. Banche, consumi, supermercati, investimenti. Dentro lo stesso clima rientra anche una proposta riguardo alle farmacie comunali e alla presenza di TEVA, multinazionale farmaceutica israeliana. Il boicottaggio è una delle poche leve reali disponibili.
In quel momento ho pensato che il lavoro di Francesca Albanese tocchi lo stesso tasto: rendere visibili connessioni economiche e politiche che spesso restano sullo sfondo.
Il prezzo delle parole
Questo suo lavoro ha avuto delle conseguenze gravi. Francesca Albanese ha subito sanzioni da parte degli Stati Uniti, diffamazione, limitazioni economiche e minacce personali, vive sotto protezione, ha ricevuto intimidazioni pesanti rivolte anche alla sua famiglia. Chi pensa che parlare di diritti umani sia un discorso astratto dovrebbe fermarsi qui.
La domanda vera per Lodi
Alcunəsi chiedono: cosa ha fatto per Lodi Francesca Albanese?
È una domanda comprensibile, ma la cittadinanza onoraria non premia soltanto un legame diretto con il territorio. In molti casi esprime anche il riconoscimento di valori, impegno civile o rilievo pubblico. Per questo la vera domanda dovrebbe essere un’altra: Lodi intende associare il proprio nome a una figura che opera nel campo dei diritti umani, anche se divisiva?
Quando il dibattito cambia direzione
Nei commenti comparsi sotto la notizia sul quotidiano locale, spesso il confronto si è spostato su altri temi: schieramenti politici, sicurezza urbana, elezioni, degrado, perfino su Stalin!
Succede spesso nel dibattito pubblico. È ciò che viene definito benaltrismo: il richiamo continuo ad altre priorità, che finisce per far dimenticare la questione iniziale.
Ma un’amministrazione locale può occuparsi dei servizi quotidiani e, allo stesso tempo, anche di orientamenti culturali e civili. Le due cose non si escludono.
Una scelta che parla della città
Si può essere favorevoli o no a questa proposta. Il dissenso è parte della democrazia. Ma il punto interessante è un altro: la discussione su Francesca Albanese racconta anche come una città reagisce quando i diritti umani diventano scelta pubblica.
In questo senso, la cittadinanza onoraria non parlerebbe solo di lei. Parlerebbe anche di Lodi.
"Il nuovo rapporto di Albanese al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite compie un passaggio decisivo, perché non si limita a denunciare torture, umiliazioni e sevizie come effetti di una guerra brutale. Fa qualcosa di più radicale: sostiene che la tortura, nella Palestina occupata, sia diventata una componente strutturale del genocidio e dell’assetto coloniale israeliano" ( da notiziegeopolitiche.net)
👉Quipuoi firmare la petizione lanciata il 25 aprile per chiedere la cittadinanza dell'associazione "Cittadini contro la guerra"
Ho chiesto al Comune di Lodi informazioni sullo storico delle cittadinanze onorarie per poterinquadrare correttamente il tema anche dal punto di vista storico e istituzionale, sarebbe stato interessante scriverne.Ma il percorso per ottenerle si è rivelato meno lineare del previsto.
Stop alle sanzioni
Intanto, la bella notizia del 21 maggio 2026 rende tutto più leggero:
"Dopo la prima decisione temporanea presa da un tribunale federale, la delibera definitiva: Francesca Albanese non è più sotto le sanzioni degli Stati Uniti. Il Dipartimento del Tesoro Usa ha rimosso la relatrice Onu sulla Palestina dalla lista nera del governo federale.
La revoca è stata formalizzata con un avviso pubblicato sul sito del Tesoro americano dopo che, la scorsa settimana, un giudice federale di Washington aveva già sospeso temporaneamente le misure, ritenendo probabile una violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana, cioè della libertà di parola e di opinione.
Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati dal 2022, era stata colpita dalle sanzioni per le sue posizioni su Israele e per il sostegno alle iniziative della Corte penale internazionale sui crimini di guerra a Gaza. Così le conseguenze per lei erano state pesanti: il divieto di ingresso negli Stati Uniti, il blocco dell’accesso ai conti e ai servizi bancari legati al sistema americano fino a forti limitazioni nelle transazioni finanziarie internazionali.
Secondo il giudice Richard Leon, però, quelle misure avevano solo l’effetto di “punire” Albanese per le sue dichiarazioni verso Israele, reprimendo così espressioni protette dalla Costituzione.Le stesse sanzioni erano state accompagnate da accuse pesantissime da parte di Washington. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva parlato di un “antisemitismo sfacciato”, di “sostegno al terrorismo” e di “disprezzo” verso gli Stati Uniti, Israele e l'intero Occidente. Albanese aveva respinto tutte le accuse e sostenuto che le sue denunce su Gaza e Cisgiordania fossero parte del suo mandato Onu. La revoca decisa prima da un tribunale federale, e adesso dal Tesoro, lo conferma" Da L'Espresso