 |
| La copertina del libro di Paolo Ribolini e la cartolina realizzata dal presidente dell'associazione del Museo della stampa di Lodi G. Migliavacca in occasione del festival letterario Il fiume dei libri |
Ci sono poche ore sospese tra il buio e la luce, quando le strade sono vuote e i palazzi si mostrano senza la distrazione del movimento, delle persone, del rumore. Chi fa fotografia di architettura quelle ore le conosce bene. Le cerca, perché è proprio in quei momenti che la città sembra mostrarsi per quello che è veramente.
Paolo Ribolini le ha frequentate per quattro anni, tra il 2015 e il 2019, camminando per Lodi con fotocamera e cavalletto. Il risultato è L'abito della città, un libro fotografico che racconta la città attraverso le sue architetture: storiche, moderne, eleganti, disordinate, spesso tutte insieme nello stesso scatto.
 |
| Piazza Ospitale - Foto Paolo Ribolini |
Linee e distanze
Le fotografie di Ribolini hanno una caratteristica che le rende immediatamente riconoscibili: la precisione quasi ossessiva delle linee. Niente è lasciato al caso, ogni inquadratura è costruita con una cura che rasenta il rigore geometrico. E poi c'è quella scelta di mettere in dialogo epoche diverse, un palazzo antico e un edificio degli anni Sessanta nello stesso frame, lasciando che la distanza tra loro parli da sola, senza bisogno di spiegazioni.
 |
| Corso Archinti 2017 - Foto Paolo Ribolini |
Guardando il libro si potrebbe pensare a un lavoro soprattutto formale, costruito attorno a prospettive e geometrie. In realtà, dietro ogni immagine c'è una riflessione precisa su cosa mostrare e cosa lasciare fuori. Le persone, ad esempio, sono quasi sempre assenti. «L'assenza di persone è tendenzialmente dovuta alla necessità di concentrare l'attenzione sul paesaggio, senza distrazioni legate al passaggio di persone», mi ha spiegato Ribolini. «Una scelta concettuale, dovuta alla necessità di concentrare l'attenzione sul paesaggio, anche se il valore estetico ha una sua motivazione».
Forme e stratificazioni
È una scelta che colpisce perché va contro una parte della fotografia contemporanea, spesso concentrata sui corpi e sulle relazioni. Qui la protagonista è la città stessa. Non la città vissuta, ma quella osservata attraverso le sue forme, le sue stratificazioni, le sue convivenze talvolta armoniose e talvolta improbabili.
 |
| Via Marx 2017 - Foto Paolo Ribolini |
Il titolo del libro suggerisce una chiave di lettura interessante. L'abito di una città non è soltanto ciò che appare in superficie. È l'insieme di stili, epoche, aggiunte e trasformazioni che si accumulano nel tempo. Ribolini è attratto proprio da questi accostamenti. «Mi interessano l'affastellarsi degli stili e delle epoche, fotografati uno a fianco all'altro», racconta. E quando questo non è possibile, resta comunque la volontà di documentare edifici e quartieri «nel loro semplice esistere, nel formare quello che chiamo l'abito della città».
Dialoghi e considerazioni
Marina Arensi, che firma uno dei testi del volume, legge queste immagini attraverso la pittura, confrontandole con le rappresentazioni di Lodi nei secoli passati. È un cortocircuito temporale interessante: fotografie contemporanee che dialogano con dipinti antichi, e in mezzo c'è la città, sempre lei, che cambia abito ma non cambia postura.
Al volume contribuiscono anche Chiara Panigatta, pianificatrice territoriale e presidente dell'Ordine degli Architetti, con una riflessione sull'architettura della città; Chiara Cardini, critica d'arte, con una conversazione diretta con Ribolini; Emanuele Dolcini con le sue considerazioni.

Metodo e rigore
Il 13 giugno 2026 il libro è stato presentato al Museo della Stampa di Lodi durante la rassegna Il fiume di libri, insieme a un altro volume fotografico di Ribolini dedicato a Piacenza. A moderare l'incontro è stata Elena Rusconi. Nel corso della presentazione Ribolini ha parlato della sua ammirazione per Gabriele Basilico, del quale apprezza il metodo concettuale, il rigore e la capacità di raccontare i luoghi attraverso le immagini. Ha raccontato anche con ironia degli sguardi incuriositi di chi lo vedeva fotografare davanti a casa propria e si fermava a chiedergli cosa stesse facendo.
 |
| Viale Papa Giovanni XXIII 2015 - Foto Paolo Ribolini |
Mi ha incuriosito il modo in cui ha capito che il progetto era arrivato alla fine. Non quando aveva fotografato tutto, perché una città non si fotografa mai tutta, ma: «Guardando e selezionando le immagini realizzate, e avvalendomi di una mappa della città, noto che le aree che avrei voluto riprendere ci sono tutte. Ma è anche una percezione istintiva. Sento dentro di me che ho fatto quello che era necessario».
Simboli e prospettive
Forse è proprio qui che si capisce meglio la natura di questo lavoro. Le fotografie non cercano di essere un inventario completo di Lodi. Una parte della città resta inevitabilmente fuori dall'inquadratura, alcuni edifici diventano simboli di un quartiere, e alcune prospettive rappresentano un'intera zona.
 |
Porta Cremona, Piazza Zannelli - Foto Paolo Ribolini
|
Anche gli scarti raccontano qualcosa del progetto. Molte fotografie sono state escluse non perché meno riuscite, ma perché superflue. «Non si tratta di foto "brutte", perché spesso dal punto di vista estetico sono migliori di altre, ma semplicemente non aggiungono nulla al racconto». Una considerazione che chiunque pratichi la fotografia conosce bene: una buona immagine non è sempre quella che serve a una storia.
 |
| Faustina 2015 - Foto Paolo Ribolini |
Sguardi e memoria
Vivo a Lodi dal 2000 e osservare questo libro è stato un gioco di riconoscimenti continui. Quella strada, quell'edificio, quel muro. E poi la domanda che continuava a tornarmi in mente: dove ero io, in quegli anni tra il 2015 e il 2019, mentre Ribolini era lì fuori all'alba, o al tramonto, con la macchina fotografica? In quale casa abitavo? Che vita vivevo? Questo libro io l'ho sfogliato anche con la memoria oltre che con gli occhi.
 |
| Via Leonardo Da Vinci 2017 - Foto Paolo Ribolini |
Forse è questo che mi ha colpito di più del libro. Le fotografie non mostrano quasi mai persone, eppure le persone ci sono ovunque. Sono nelle case che abitano, dietro quelle luci accese alle finestre, sono nei quartieri che hanno contribuito a costruire, nelle trasformazioni che hanno lasciato dietro di sé. Sono presenti per assenza.
Il tuo sostegno fa la differenza
Titolo: L'abito della città
Autore: Paolo Ribolini
Editore: PMP Edizioni
Anno di pubblicazione: 2019
Fotografie: realizzate tra il 2015 e il 2019
Testi di: Marina Arensi, Chiara Panigatta, Chiara Cardini ed Emanuele Dolcini.

Lo Sguardo Di Giulia 2026 © diritti riservati – Vietata la pubblicazione non autorizzata. Le immagini pubblicate sono protette da copyright. Se vuoi usare una mia foto, contattami. 👉Copyright e utilizzo delle immagini Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001